A tu per Truppi – Intervista in occasione del SEI Festival

“Andiamo ad ascoltare un live di Giovanni Truppi?” Se non ve l’hanno mai chiesto, dovreste dire sì. Se invece vi è successo, sapete di che sto parlando. Nella splendida location del Castello Volante di Corigliano d’Otranto, in occasione del SEI Festival, ho avuto l’opportunità di ascoltare il live di Giovanni Truppi.

La serata è stata catartica.

Giovanni Truppi è uno di quei cantautori che sanno scavare con minuzia all’interno di se stessi: i suoi brani sono introspettivi. Brani che fanno piangere. Fanno riflettere nello specchio della propria vulnerabilità. “Conoscersi in una situazione di difficoltà è un’opportunità”: questa serata ne è stata la conferma.

Ho intervistato Giovanni Truppi e la chiacchierata è andata così.

Giovanni e Michela
Ciao Giovanni, grazie per la disponibilità. Iniziamo da una domanda quasi scontata, ma necessaria. Dunque, il concerto di stasera si inserisce in un percorso, in un viaggio più ampio che stai portando avanti con un camper. La scelta è piuttosto singolare, dal background un po’ beat generation. Mi racconti come è avvenuta?

è interessante che l’idea dello stare in giro ci riporti ad un immaginario di tanti anni fa, addirittura beat generation. In realtà ho letto un libro che mi hanno regalato di Pier Paolo Pasolini che si intitola La lunga strada di sabbia in cui lui racconta di un viaggio e del relativo reportage lungo questo itinerario. L’ idea è nata da lì. L’itinerario è stato percorso anche da Michele Serra che, come Pasolini, ne ha fatto un reportage. Personalmente mi affascinava molto l’idea di poter fare lo stesso percorso, molto iconico. Mi sono chiesto come mai non sia un itinerario di viaggio famoso come il coast to coast negli Stati Uniti. Ho trovato il modo di percorrerlo abbinandoci la questione lavorativa. Mi piace molto il lavoro che faccio.

Conoscersi in una situazione di difficoltà: questo titolo apre una serie infinita di finestre. Soprattutto in questo periodo storico. Com’è ritrovarsi davanti al pubblico, in questa modalità live un po’ rivisitata per i motivi che sappiamo?

Io ho la fortuna di avere una declinazione del mio live molto giusta per un momento del genere. La modalità al pianoforte per un pubblico seduto è qualcosa che avevo già proposto in passato. Per me è molto emozionante, ma mi mette anche molta paura. Sono molto esposto, non posso ripararmi con gli altri musicisti. Ovviamente nel corso di questo itinerario ho l’impressione che ci sia stata una maggiore tensione legata all’emergenza Covid.

Giovanni Truppi è un artista immaginoso. Domanda surreale: ipotizziamo che Giovanni Truppi fosse un fumetto, un’invenzione, quindi fosse immaginario. In un’ipotetica realtà parallela, cosa sarebbe Giovanni Truppi se non un musicista?

Mi piacerebbe esser un artigiano, creare qualcosa con le mani.

Arriviamo alla tua formazione letteraria. Quanto ha influito sul tuo stile, nella scrittura dei testi, nell’interpretazione?

Per quanto riguarda l’interpretazione la formazione letteraria non c’entra in maniera diretta. Per quanto riguarda la scrittura, i libri mi hanno sempre interessato.

Come nasce la linea melodica di un brano di Giovanni Truppi?

Il più delle volte improvvisando su un testo. Ho un riff, una sequenza di accordi e provo a canticchiare fino a quando non trovo una linea melodica che mi convinca.

Due segreti: il brano che vede la collaborazione de La rappresentante di lista. Com’è andata la fase di produzione?

Abbiamo lavorato a distanza. Quando ho inviato il brano a Veronica le ho detto di sentirsi libera di cantare dove voleva. La cosa più divertente di questa collaborazione è che poi quando ho ascoltato la sua versione sono rimasto spiazzato. Nel momento in cui parte il ritornello, ovvero quando mi aspettavo che lei intervenisse, lei non cantava. Canta nei pre-ritornelli e alla fine. Ero un poco titubante. Ne abbiamo parlato e lei mi ha detto che drammaturgicamente lei è stata da subito convinta che fosse la scelta giusta. È stato interessante.

Com’è cambiato secondo te il modo di ascoltare musica dai tempi del vinile, dell’analogico, fino all’epoca dello streaming e del digitale?

Prima si ascoltavano le opere dall’inizio alla fine. Oggi l’ascolto è molto più randomico. Si articola su vari brani sparsi.

Tornando a noi, cosa ci si deve aspettare da un live di Giovanni Truppi?

Sono io al pianoforte che canto e suono.

Grazie!

Grazie a voi.

Foto in copertina di Francesco Sciolti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *