È primavera. In cuffia scorre Adesso canta Auroro Borealo e, per un attimo, sembra tutto “più leggero”. Poi, quasi senza accorgersene, affiorano i dettagli. Mentre tutto sembra fluire con una naturalezza disarmante, sotto traccia si addensano storie solo in apparenza irrilevanti: frammenti di paese, linguaggi, immagini familiari, abitudini, ossessioni.
Le canzoni di Auroro Borealo (col sorriso, sempre) finiscono per dirci molto più di quanto lascino intendere: talvolta ci raccontano gli orrori del presente, altre, più semplicemente, portano in superficie quei residui di realtà che di solito scorrono inosservati e che qui trovano forma, misura, tempo.
Del resto, il lavoro di Auroro Borealo si muove da anni lungo una traiettoria estremamente riconoscibile: dai reperti sonori di Orrore a 33 giri all’archivio umano di Libri Brutti, passando per podcast, video virali, teatro e sperimentazioni musicali, il suo percorso ha progressivamente costruito una vera e propria controstoria del paese, capace di raccontare l’Italia attraverso le sue estetiche minori, i suoi fallimenti, le sue deformazioni e le sue tenerezze involontarie.
In questo senso, Adesso canta Auroro Borealo, uscito il 14 febbraio 2026, sembra rappresentare un punto di ulteriore maturazione del suo linguaggio.
Dopo anni trascorsi a osservare l’assurdo quotidiano e le piccole derive del presente, Auroro sceglie infatti di mettere al centro un tema che, almeno in apparenza, potrebbe sembrare inatteso: l’amore.
Naturalmente, anche qui il sentimento non si trasforma mai in rifugio o in evasione sentimentale. Al contrario, diventa una lente attraverso cui leggere il contemporaneo: le sue tensioni politiche, le deformazioni del linguaggio pubblico, la violenza ormai normalizzata del discorso mediatico e quella fragilità emotiva che continua a nascondersi sotto il rumore costante della realtà.
Un cantautore comico, forse. Un divulgatore culturale, anche. O, più radicalmente, qualcuno che ha scelto di osservare il mondo da un’angolazione laterale e di prestarci, attraverso le sue canzoni, uno sguardo obliquo capace di rendere improvvisamente visibile ciò che normalmente resta sullo sfondo.
Quando lo incontriamo, Auroro Borealo ha l’aria di chi potrebbe sorprendere a ogni risposta. E in effetti accade.

Nel tuo lavoro ritorna spesso l’attenzione verso ciò che viene considerato “brutto”, marginale, scartato — libri, canzoni, immagini. Come nasce questo interesse, e cosa ti piace trovare in quello che tendiamo a lasciare ai margini?
Sin da piccolo ho sempre provato un fascino irresistibile per le cose dimenticate, perdenti, per le storie che nessuno voleva raccontare e che invece secondo me meritavano di essere (ri)scoperte; del resto le cose brutte ci parlano di noi e della società in cui viviamo, ci dicono chi siamo in maniera spesso molto più precisa delle cose più celebrate e considerate “belle”o vincenti.
Il tuo album di debutto, Singoloni, esce nel 2017. Guardando a quel punto di partenza, senti che il tuo modo di osservare e raccontare è cambiato? E cosa distingue Adesso canta Auroro Borealo dai lavori precedenti?
Il mio approccio alla musica è lo stesso sin da quando avevo 14 anni. Scrivo ancora uguale a 30 anni fa, sono sempre lo stesso babbo di minchia. Semplicemente nel corso del tempo è cambiata la predisposizione del pubblico. Sono un millennial, quando ero adolescente c’era la segregazione di generi musicali, o ascoltavi Metal o ascoltavi Punk o eri un tabbozzo che andava in discoteca. Nella stessa maniera non potevi ascoltare la musica “seria” se ascoltavi la musica “non seria” o comica. Per fortuna persino in Italia questo paradigma è stato abbattuto, quindi semplicemente per chi ascolta la musica è stato socialmente accettabile ascoltare anche un derelitto come me.
Quanto ad Adesso Canta Auroro Borealo, che per comodità abbrevieremo in ACAB, diciamo che stavolta ho trovato il modo di mettere molte tematiche che per me sono importanti e sulle quali non ho mai trovato il giusto bilanciamento nei dischi precedenti: il mio intento è dire cose pesanti in maniera leggera.
Nel tuo lavoro c’è spesso un’attenzione molto precisa alla realtà: secondo te l’osservazione può essere, di per sé, una forma di attivismo?
Di sicuro viviamo in un’epoca in cui spesso preferiamo tutti guardare da un’altra parte. Nel mio caso non so se sia attivismo, ma l’osservazione della realtà, anche di alcuni aspetti più scomodi, certamente è ciò che mi dà la motivazione per continuare a fare musica.

Hai dedicato questo disco a Gianfranco Manfredi, una figura di riferimento importante per te. Cosa c’è, in questo lavoro, che senti in dialogo diretto con lui?
Manfredi è stato il primo a ironizzare sulla politica dentro alle canzoni. Addirittura prendeva per il culo il movimento operaio, che per gli anni ’70 era una cosa d’avanguardia e pure pericolosa. Inoltre era un talento multidisciplinare, musicista, cantautore, scrittore, sceneggiatore, attore, in ogni caso mai abbastanza celebrato. La sua morte mi ha molto colpito e mi ha fatto riflettere su dove mi trovavo in quel momento con la mia vita e con il mio percorso musicale, ovvero: a 41 anni con un mutuo a Milano.
In Italia, oggi quando l’ironia entra nella musica, viene spesso relegata a una dimensione di leggerezza, se non di disimpegno. Eppure, nel tuo lavoro, sembra funzionare al contrario: attraverso l’ironia spesso racconti qualcosa di tutt’altro che frivolo. Secondo te, in Italia, c’è spazio per una canzone che usa l’ironia non per evadere, ma per raccontare il presente?
Non ho abbastanza contezza del mercato musicale italiano per poter valutare se ci sia spazio o meno per l’ironia che racconti il presente. Io semplicemente quello spazio me lo sono preso. Tuttavia non posso fare a meno di riscontrare dai recenti fatti di cronaca che certe cose ad oggi sono ancora scomode persino per il Concerto del Primo Maggio.
C’è una linea molto sottile tra ironia e rimozione. Si dice che sdrammatizzare sia, in fondo, anche un meccanismo di difesa. Secondo te, oggi, ridere delle cose le rende più visibili o finisce per renderle più accettabili?
Secondo me sdrammatizzare serve a migliorare più che a difendersi. Serve ad accettarsi per come si è, ad abbracciare le proprie idiosincrasie. Quindi sì, le rende accettabili ma in senso positivo, nel momento in cui riconosci una cosa impari a conviverci ma difficilmente te la dimenticherai.

Tra tutte le canzoni di questo disco, ce n’è una che senti più vicina a come ti immagini oggi come autore? Quella che, se qualcuno non ti avesse mai ascoltato, gli faresti sentire per dire: “ecco, Adesso Auroro canta davvero”.
Senza dubbio Forse dell’ordine, ammetto di essermi commosso la prima volta che ho inciso la mia voce sul provino, questa canzone fa sì che io tenga sempre a mente le cose importanti. Sono diventato un cantautore intellettuale e smidollato.
La tua uscita da Spotify, a seguito degli investimenti in droni militari da parte dell’amministratore delegato, è stata una scelta politica ed etica di forte impatto, anche se non presa a cuor leggero. Quanto è importante e allo stesso tempo difficile, oggi, per un artista indipendente, accettare una perdita concreta, economica e di visibilità, per restare fedele al proprio sistema di valori?
Se sia importante non posso dirlo per gli altri, posso dire che per me lo è stato, così confermo che sia stato molto difficile, ma mi ha spinto a trovare altre soluzioni e nuovi spunti che mi hanno premiato perché non ho mai venduto tante copie fisiche e digitali come con questo disco. Più di tutto la mia scelta mi ha portato a mettere ancora di più al centro le canzoni, la musica rispetto a qualsiasi altro aspetto – la comunicazione, i social, il marketing, le PR, le rate del sopracitato mutuo a Milano.
Se togliessimo tutto — il personaggio, l’ironia, il contesto — che cosa resterebbe davvero di Auroro Borealo?
1) L’amore
2) il brutto
3) l’amore per il brutto.
Attenzione Concerti Auroro Borealo – Tour
- 15/05 BOLOGNA – Bologna Buskers Festival – Montagnola Republic – LIVE BAND
- 23/05 SASSUOLO (MO) – Sass Magna – DJ SET
- 30/05 IMPRUNETA (FI) – C’è di peggio fest- LIVE BAND
- 18/06 CASALGRANDE (RE) – Mosa Festival – DJ SET
- 21/06 ALBESE CON CASSANO (CO) – Lambrock Festival – LIVE BAND
- 02/07 CREMONA – Tantarobba Festival – DJ SET
- 05/07 OME (BS) – Somen Fest – DJ SET
- 18/07 PISTOIA – San Mommè Color Park – LIVE BAND
- 22/07 MIRA (VE) – Mira On Air – LIVE BAND
- 01/08 ALBERONI (VE) – Bagni Alberoni – LIVE BAND + DJ SET
- 02/08 CASTELFRANCO VENETO (TV) – Sottosopra Festival – LIVE BAND
- 11/09 VILLANOVA (MO) – Parenti Tour – DJ SET
Calendario in aggiornamento
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