Ci sono incontri che non si esauriscono nella semplice condivisione di un tempo, ma aprono una frattura, una sospensione in cui qualcosa prende forma e comincia a esistere. LUNA PIENA, il nuovo EP di Ainé, Filippo Bubbico e Lauryyn nasce dentro questa zona liminale. Tre traiettorie autonome che si avvicinano fino a trovare un equilibrio comune, una lingua fatta di sottrazione, ascolto e delicate compensazioni.
Anticipato da LA MIA LUCE, il progetto si dispiega come un attraversamento emotivo che segue il ciclo lunare per raccontare ciò che accade quando il sentimento perde linearità. Non c’è direzione, ma un continuo slittamento: un avvicinarsi e allontanarsi che diventa condizione necessaria per riconoscersi.
Tra suggestioni soul e R&B, produzioni calde e rarefatte e una scrittura che procede per iterazione e scavo, LUNA PIENA costruisce uno spazio intimo in cui la voce non domina, ma si intreccia. Un luogo sospeso, dove prossimità e distanza convivono senza risolversi, lasciando aperta ogni possibilità.

LUNA PIENA nasce dall’incontro tra tre visioni diverse: c’è stato un momento preciso in cui avete capito che quel dialogo poteva diventare un progetto vero e proprio?
Più che un momento preciso, è stato spalmato negli anni. Anni in cui ognuno ha creato un suo universo che poi si è capito potesse fondersi con quello degli altri. Circa due anni fa, siamo partiti da un’idea di Ainé e abbiamo fatto in modo di farlo diventare realtà. Personalmente ci troviamo molto bene e musicalmente ancora di più, quindi abbiamo deciso di fare questo disco.
Il disco si muove seguendo i cicli lunari: quanto questa struttura è arrivata dopo, come chiave di lettura, e quanto invece ha guidato fin dall’inizio la scrittura?
Penso sia arrivato dopo e sia stato un bellissimo caso. Non siamo stati guidati fin dal principio da questa visione ma è un bell’accostamento che può farsi postuma all’uscita dell’album
Le vostre canzoni sembrano stare sempre in bilico tra vicinanza e distanza. È una condizione che cercate consapevolmente o è qualcosa che emerge in modo naturale quando scrivete insieme?
La condizione di distanza e vicinanza musicale si può accostare alla distanza e vicinanza che ci accomuna nella vita. Viviamo uno a Lecce, uno a Roma e una a Milano. In un certo senso siamo tanto distanti quanto vicini musicalmente e questa cosa trasuda nel prodotto musicale. Il concetto di distanza e vicinanza si può interpretare in tanti modi e penso che venga fuori nella nostra musica in modo trasversale.
La produzione è molto essenziale, lascia spazio alla voce e alle parole. È stata una scelta immediata o il risultato di un lavoro di sottrazione progressivo?
A livello di produzione abbiamo avuto una session tutti insieme in cui abbiamo raccolto quanto più materiale possibile perchè quello di fare un EP a distanza era una grande sfida. E’ stato più un gioco di rimpalli di versioni e di opinioni su ciò che ne stava venendo fuori. E’ stato un processo lento, ma gustoso che ci ha portato a quello che è il prodotto finale.

In LUNA PIENA l’amore non è mai stabile, ma in continuo movimento. Vi interessava raccontare più il cambiamento del sentimento che il sentimento stesso?
Trattando diversi lati e dimensioni dell’amore è difficile prendere una versione piuttosto che un’altra. Direi entrambe. Trattando diversi punti di vista, diversi tipi di relazione e contesto e non essendo per forza legati ad un amore classico relazionale uomo-donna (per esempio in OUTRO si parla di un amore trasversale e universale dove ci si sente parte di una comunità), diciamo che è un invito a diffondere amore al di là che si tratti di un amore fidanzato-fidanzata.
L’amore è una cosa dinamica, va da sé che ci interessava raccontare più che altro l’amore come dinamica, anche se per esempio in ORBITA si parla di un amore stabile, sapere che tu ci sei quando io sono assente. Un amore su cui ci si può affidare. C’è un connubio tra stabilità e dinamicità che è un po’ la figata dell’amore.
Le parole spesso si ripetono, quasi come un mantra. È un modo per restare dentro un’emozione, senza forzarla verso un significato preciso?
Delle volte l’idea di qualcosa è più forte del risultato. La vita in generale è un continuo evolversi, un continuo cercare di capirne sempre di più. Nella vita la ricerca e il miglioramento sono un mantra. Non c’è un punto d’arrivo, un orizzonte da raggiungere. Ciò che può sembrare ripetitività è evoluzione e cambiamento e miglioramento.
È un disco che avete pensato più per l’ascolto introspettivo in cuffia o per essere vissuto in una dimensione live “fisica”?
In primis, il disco è nato pensandolo all’ascolto in cuffia. Poi in un secondo momento, vedendo il risultato, abbiamo pensato di volerlo portare dal vivo.
Siete tra i massimi esponenti del genere in Italia. Sentite che il pubblico italiano stia finalmente maturando una nuova sensibilità verso queste sonorità più ricercate?
Io in generale sento che il pubblico si sta allargando, l’orecchio si sta affinando. Dopo che proponi tante cose, tanto mainstream, la gente inizia a sottrarsi all’ascolto passivo per dedicarsi alla ricerca, anche grazie alle contaminazioni. Sicuramente c’è un’aria più serena rispetto a qualche anno fa. Credo che questo sia un buon momento, che è anche il rovescio positivo della medaglia dei social e dello streaming.
C’è stato un momento in cui l’Italia è stata un po’ satura delle solite sonorità indie, pop e trap. Piano piano la gente si sta accorgendo che in realtà c’è un mondo dietro. Iniziano ad avere una certa curiosità rispetto a ciò che la radio trasmette ogni giorno e grazie anche alle piattaforme digitali è più facile avere la possibilità di nutrire questa curiosità e conoscere sempre più artisti e sempre più musica.

Per quanto riguarda il soul e l’RNB, una decina di anni fa eravamo in pochissimi a farlo ed eravamo quasi denigrati. Oggi, grazie anche alle playlist di genere come “Anima RNB” e “tendenza RNB”, chi è amante del genere può sentirsi meno solo e sempre più artisti si appassionano al genere. Tutto questo porta anche artisti internazionali ad avvicinarsi al nostro paese, suonare in Italia e fare pienoni.
Questo quindi è un buon momento in generale per la musica e per gli emergenti, a prescindere dal genere. C’è tanta contaminazione e la cosa che mi fa piacere notare e ben sperare è vedere le nuove generazioni fare musica totalmente diversa da quello che è il mainstream. Oggi l’emergente di default suona alternative, è una cosa molto interessante, un bel messaggio per il futuro. E credo che anche LUNA PIENA, come EP, faccia parte di questo movimento che ha voglia di dare un’alternativa al mainstream
Questo EP è una parentesi magica o l’inizio di un percorso condiviso più lungo? Quali sono i vostri prossimi passi, sia come collettivo che nei vostri rispettivi progetti solisti per il resto dell’anno?
Adesso abbiamo messo fuori questo ep frutto di un lavoro fatto insieme, lasciamo il beneficio del dubbio su ciò che succederà in futuro. Vedremo come va, sicuramente dall’esperienza di questo EP noi ne usciamo con più voglia di prima di fare cose insieme, quindi i buoni propositi ci sono, ma lasciamo il beneficio del dubbio, anche considerando che ognuno di noi, da solista, ha i propri progetti.
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