«Uno dei primi esercizi che ho fatto con la mia psicologa è stato disegnare una mappa concettuale di me stessa. Ho scritto Arya al centro del foglio e da lì ho fatto partire tante linee, ognuna diretta verso una parte diversa di me: alcune che mostravo al mondo, altre che custodivo gelosamente. Il mio blocco emotivo nasceva dal voler essere una sola me stessa alla volta. Oggi guardo quel foglio e vedo un caleidoscopio di colori, tutti degni di attenzione e cura».
Arya racconta così la genesi di PRONTO, suo album d’esordio, uscito lo scorso 6 febbraio per The Orchard e in vinile per Sghetto Records. Un concept che trasforma l’indagine emotiva in una narrazione musicale coerente e stratificata, a partire da quella prima parola, “pronto”, che introduce l’ascoltatore in uno spazio di disponibilità, attesa e presenza.
Immaginato come un viaggio verticale in ascensore, in cui ogni brano rappresenta un piano diverso della storia, il disco attraversa blocchi, arresti e ripartenze, ma in maniera sempre tenera e mai giudicante, muovendosi fra sonorità pregne di nu-soul e R&B contemporaneo e privilegiando l’organicità dei suoni, la centralità della voce e una scrittura essenziale, capace di sostenere una tracklist multilingue che alterna italiano, inglese e spagnolo con una naturalezza impressionante.
Arya, cantautrice italo-venezuelana nata a Milano nel 1994, ha collaborato in questi ultimi anni con artisti come Mahmood, Venerus, Ghemon e Dardust, pubblicando anche due EP – Peace of Mind, nel 2021 e Punto Zero nel 2023. Pronta a fare il grande salto nella discografia italiana, l’abbiamo intervistata per farci raccontare questo suo ultimo progetto.

Arya, anzitutto come stai?
Molto bene, devo dire. Ho ricevuto segnali molto positivi. Pensa che il giorno dell’uscita del disco mi trovavo al bar e, mentre pagavo, un ragazzo mi si è avvicinato mostrandomi il suo telefono: stava ascoltando l’album e mi aveva riconosciuta. È una sensazione molto appagante, soprattutto per un lavoro che ha richiesto una lunga gestazione come il mio.
Quanto lunga?
È stato un percorso creativo di due anni, esattamente la durata del mio parallelo percorso di psicoterapia. Sono arrivata lì anzitutto perché mi sembrava di avere qualche difficoltà in seguito alla fine di una relazione molto importante. Solo in seguito mi sono resa conto che si trattava di un espediente, o di un corollario. Una cosa che abbiamo notato, insieme alla mia psicologa, era quanto fosse complesso per me integrare le diverse parti della mia personalità. Ero letteralmente a pezzi. Cercare di unire i puntini, cucire i brandelli e riconoscerne l’utilità per la mia vita, nel passato e nel presente, è stato fondamentale per iniziare ad amare quello che vedevo, la mia identità.
Il disco è in effetti molto personale, ma nonostante questo hai voluto coinvolgere altri artisti in alcuni featuring.
Sì. Inizialmente non avevo previsto di ospitare qualcun altro sui miei brani. Il fatto è però che spesso riuscire a dirci “non siamo soli” è qualcosa di tanto prezioso quanto necessario. E accade anche senza volerlo. Ho conosciuto per esempio Aurora (Lauryyn, ndr) durante un suo concerto a Milano, notando fin da subito in lei una vicinanza quasi toccante. In quel periodo stavo già pensando ad un featuring con BLUEM, ma lei era in un mood di clausura totale in vista del suo nuovo disco. Dopo aver incontrato Lauryyn pensai che fosse altrettanto perfetta per un lavoro corale sulla canzone Calma, ma poi lei ha preferito Onda.
Per quanto riguarda l’altro feat – quello con Sup Nasa, ovvero Claudio La Rocca – c’è da dire che lui è anche il mio ragazzo e il nostro love language è proprio la musica. 10 days è una canzone che abbiamo costruito insieme: ci mandavamo diverse bozze del brano durante un nostro momento di distanza.

A proposito di linguaggio, hai scelto di cantare senza soluzione di continuità in italiano, inglese e spagnolo. Cosa ti spinge a prediligere per un brano una lingua piuttosto che l’altra?
Effettivamente mescolare le lingue è una cosa che mi viene molto naturale e che non ho mai vissuto come una forzatura. Non scrivo né solo in italiano né solo in inglese, ma sicuramente l’utilizzo di lingue diverse porta alla luce differenti aspetti della mia personalità. La lingua è uno strumento, al pari degli altri strumenti che compongono un brano. L’inglese è forse più semplice ed immediato per esprimere riflessioni più istintive e cogenti. Lo spagnolo rappresenta invece il mio inconscio: quando scrivo e canto in spagnolo dò vita ad un mondo più immaginifico e ad istantanee che a volte cozzano anche un pochino fra loro.
Lo spagnolo è anche la lingua di tuo padre. Quanto l’essere figlia di un cantante di salsa ti ha influenzata nel tuo percorso musicale?
Mi ha aiutato più per quanto riguarda la mia base di conoscenza musicale che per lo stile. Poi è evidente come le armonizzazioni della salsa e i cori siano elementi che ancora mi intrigano e che uso spesso, mescolati ad altre sonorità. In realtà, per questo lavoro in particolare, abbiamo cercato di non avere troppe reference. Non abbiamo fatto ascolti oculati per capire il mood sonoro che volevamo replicare, anzi. L’intento era proprio quello di non replicare nulla, lavorando il più possibile su una sorta di tela bianca. Quando scrivo la mia musica il processo è solitamente molto simile in generale: non ascolto cioè molta musica altrui, proprio per non farmi influenzare troppo. Però sicuramente due artisti che mi hanno guidata, anche inconsciamente, sono stati Solange e Sampha, che ho visto live prima di iniziare a scrivere il disco.
A proposito di live, che cosa possiamo aspettarci dal tuo nuovo tour, che sta per cominciare?
In passato ho partecipato a molti live, spesso come corista per tanti artisti diversi, ma questo album è sicuramente un prodotto più maturo, dunque anche la sua resa live lo sarà. Vorrei portare lo stesso concept anche dal vivo: la ragazza bloccata in ascensore, le telefonate. È una sfida che stiamo davvero impazzendo per portare a compimento, soprattutto per quanto riguarda le scenografie. Anche in questo mi è di grande ispirazione Solange, i cui live sono sempre un vero e proprio spettacolo, sonoro e visivo.

Le date del tour di Arya finora annunciate:
- 12 marzo, Sghetto – BOLOGNA
- 14 marzo, Biko – MILANO
- 27 marzo, Spazio 10 – PAGANI, SA
- 28 marzo, Bam – RAGUSA
- 29 marzo, Il Covo – SIRACUSA
- 9 aprile, Alcarar – ROMA
- 10 aprile, La Collina del Leopardo – CESENA
- 12 aprile – live duo, Lenta x Altrovi – VICENZA
- 16 aprile, Imbarchino x Selvatica – TORINO
- 26 aprile, Ink – BERGAMO
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