Anna and Vulkan è una dichiarazione d’intenti fin dal nome. Le radici profonde della provincia napoletana, quel legame eterno con il Vulcano creatore e distruttore. Le abbiamo rivolto dieci domande per conoscere meglio il suo nuovo lavoro Nuovo Amore Passato pt.1.
Il disco è intriso di una narrazione meticcia legata alla particolarità delle geolocalizzazioni di Anna, passata da Torre Annunziata a Trieste e poi Vienna. Qui si è mischiata ad una città cosmopolita e alle sue mille comunità sonore. Le tracce raccontano una ragazza con la musica in casa fin da piccola che, crescendo, ha conosciuto la distanza da casa, la nostalgia di amori e amicizie lentamente sgretolate. La soglia dei quasi 30 anni. Nostalgia, ricordi, rimpianti. Un po’ in italiano, un po’ in napoletano: musicale e per rimarcare il senso di appartenenza.
Dice di aver ascoltato tanto e i generi da catalogare nel disco sono tanti. Sotto il termine ombrello di indie (in verità in questo caso a significare un prodotto musicale a tutto tondo e in cui Anna ha avuto voce su ogni aspetto), vi si ritrova dentro il neo folk napoletano, quei suoni tipicamente Mediterranei mescolati a venature elettroniche moderne e sovrastrutture “alte”.
Traccia consigliata: “Come fossero per noi”

Brano chiave del disco e perché. In una rubrica “traccia consigliata” quale inseriresti?
Sicuramente “Come fossero per noi”. È una buona sintesi dell’album, sia a livello di tematiche sia a livello di sonorità. Da un punto di vista narrativo mi sembra racchiudere al meglio quelle che sono le emozioni che ho cercato di descrivere con ogni canzone. Per quanto riguarda la produzione ci sono molti elementi che poi tornano all’interno delle altre tracce, è un pezzo molto suonato, c’è la batteria vera, sintetizzatori analogici e molti degli elementi che poi abbiamo utilizzato per la realizzazione delle altre canzoni.
Mi incuriosisce sapere che dalla provincia napoletana sei passata a due città estremamente diverse come Trieste e Vienna. Come si interfacciano nel disco?
Trieste credo non sia molto presente nella mia musica, ma sicuramente è stata un’esperienza di vita estremamente importante per me. Vienna invece mi ha influenzata tantissimo, mi ha dato la possibilità di ascoltare molta musica diversa perché ci sono comunità minoritarie di diversi paesi oltre alla scena locale. Mi piace tantissimo la musica turca e le sonorità che ha, ad esempio “Quante lacrime” è basata su quel tipo di suoni. Anche il ritorno alla musica italiana di un tempo lo devo a Vienna, forse per nostalgia.
Nostalgia, stagioni, ricordi. Il tuo rapporto con lo scorrere del tempo.
Non ho un bel rapporto col tempo. Penso spesso alle cose del passato e ho un po’ timore del futuro, poi ho veramente l’impressione che scorra troppo velocemente e vorrei fare molte più cose con il tempo che ho a disposizione. Ultimamente però sto migliorando nel vivermi il momento presente
Mi collego alla domanda precedente. Come suonerà per te e per noi il tuo disco tra 10 anni?
Non lo so! Bella domanda, non mi sono concentrata troppo sul fare canzoni che fossero “di moda”, credo che a livello di suoni in realtà ci sia tanto un richiamo al passato e alle cose suonate. Quindi spero che tra 10 anni possa comunque suonare autentico. Per me sicuramente sarà strano riascoltare queste canzoni e ricordarmi di tutte le cose che le hanno ispirate e del periodo di vita che sto vivendo.

Con chi vorresti collaborare? Un nome di getto. Quale canzone vorresti aver scritto? Un titolo di getto.
Maro, artista portoghese. Cara di Lucio Dalla.
“Periodo particolare”: crescere protetti per poi sentirsi adulti. Siamo una generazione fragile che brucia le tappe per poi sentirsi svuotati e sempre fuori posto?
Sicuramente siamo una generazione fragile. Ma non necessariamente più fragile delle altre, semplicemente fragile in maniera differente. Essere adulti oggi per molti significa vivere un’instabilità costante. Non solo perché sono cambiati i tempi e le possibilità, ma perché ci sono aspettative diverse e una maniera diversa di immaginarsi il futuro. Se prima sembrava quasi che ci fosse un percorso già prestabilito, oggi sentiamo la necessità di fare ciò che vogliamo davvero, e purtroppo quella cosa lì non è sempre facile da realizzare.
Poi mi sembra di notare tanta solitudine nelle persone che conosco, farsi degli amici quando si diventa grandi non è così facile. Mi sembra di percepire una certa fatica nel rincorrere qualcosa, nel non volersi incasellare in una vita vuota, nel rimandare sempre la felicità. Forse non ci si accontenta troppo, che non è necessariamente una cosa negativa, magari è un modo per rompere certi schemi che ci intrappolano da tempo.
Una traccia del disco che riascoltandola ti fa paura e che magari cambieresti o toglieresti dalla scaletta?
Nessuna. Qualcuna forse ho avuto un po’ di timore a scriverla, perché mi ha portata un po’ fuori alla mia zona di comfort. Però ogni traccia alla fine è una piccola catarsi, quindi in un certo senso mi ha aiutata a metabolizzare tutta una serie di sentimenti.
Intelligenza artificiale, SUNO. Hai paura, da autrice, che si possa creare musica di plastica capace di oscurare ancora di più gli artisti “emergenti”?
Io sono una grande fan della tecnologia, in generale è una cosa che mi appassiona. Per quanto riguarda l’intelligenza artificiale ho un sacco di perplessità. Di lavoro faccio grafica e credo che negli ultimi anni siano stati sviluppati degli strumenti veramente utili che rendono più semplici lavori estremamente macchinosi. Il problema per me sta nel permettere all’AI di essere non generativa ma creativa. Nella musica, in particolare, c’è già tantissima saturazione, immettere uno strumento del genere probabilmente alimenterà ancora di più questa cosa.
Per altre cose magari diventa qualcosa di molto utile, inoltre a me piacciono le cose che rendono accessibili le arti anche a chi magari non ha avuto la possibilità di fare un certo percorso. Detto questo mi illudo che come specie umana presto ci stancheremo sempre di più delle cose di plastica, almeno per un periodo. L’arte non serve a niente e serve a tutto, se è di plastica io sono abbastanza convinta che si percepisca. Se non c’è emozione non dura.
Rapporto con playlist, stream, algoritmi. I social ci vogliono sempre presenti, sempre perfetti, con i concerti rigorosamente sold out. C’è ancora il tempo per la “gavetta” e per costruire pian piano la propria nicchia musicale?
Per forza, non c’è altro modo. La musica è un percorso, non si può forzare, non si può prevedere. Si può solo accettare con tutte le sue incertezze sperando che le cose vadano sempre meglio e che ci permettano di vivere di questo. Purtroppo molti dei contorni che ci sono sporcano tanto la bellezza della musica che sta proprio nel fare musica, che certe volte occupa anche una percentuale minoritaria del tempo che si dedica a un progetto.
Io ci sono dentro da un paio d’anni, ma mi sembra un’industria che stanca e snatura facilmente. Allo stesso tempo mi ha permesso di conoscere persone bellissime e di crearmi un po’ la mia bolla, e
soprattutto di dare un senso diverso al ruolo della musica nella mia vita. Ci vuole impegno, non solo bravura o talento. E poi bisogna ricordarsi che la musica è un gioco e ritagliarsi quel tempo per giocare.
Un piccolissimo spoiler della seconda parte della seconda parte di Nuovo amore passato. Perché hai scelto questo espediente narrativo?
Mi piaceva l’idea di pubblicare un numero limitato di tracce per non disperderle troppo, vista l’attenzione che oramai si presta alle cose che escono. Inoltre volevo che la seconda parte nascesse un po’ come conseguenza della prima, vivendo le cose che arrivano. Alcuni brani sono già pronti, altri forse non ancora scritti. Come spoiler dico solo che il mio brano preferito dell’album sarà quello che chiuderà il tutto. Non lo dico per niente facilmente delle cose che faccio, ma penso sia una canzone veramente molto bella.
Abbiamo parlato del primo disco di Anna and Vulkan qui.
Puoi ascoltare Anna and Vulkan prossimamente qui:
- 19 dicembre – Bologna – Covo Club
- 27 dicembre – Avellino – Se una notte in Irpinia un viaggiatore
- 7 marzo – Cosenza – Mood Social Club
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