Era il 2022 quando, nel programma Tonica condotto da Andrea Delogu, fu ospite una giovanissima e ancora ignota ai più Angelina Mango. La storia della musica italiana è piena di esempi di figli d’arte che hanno disperatamente cercato di affermarsi nella discografia, animati da talento incerto e canzoni terrificanti (ci ricordiamo bene ancora, purtroppo, i figli dei Pooh che a turno si presentarono a Sanremo Giovani negli anni Dieci). Quella sera però, bastarono due note intonate per capire che la storia qui era un bel po’ diversa.
All’epoca, Angelina Mango aveva rilasciato un album, Monolocale, e un paio di singoli.
Possedeva un’identità artistica ancora ibrida, in divenire. In equilibrio tra un cantautorato dai connotati classici e un elettropop più contemporaneo. Un talento lirico e vocale fuori dall’ordinario, ma ancora un po’ di confusione sulla direzione delle produzioni e dei sound. Poi, all’improvviso, è arrivato Amici. E il Festival di Sanremo. L’Eurovision. E poi la pausa. E poi caramé. Se c’è una cosa che detesto, è chi diagnostica malattie fisiche o mentali alle persone, dopo averle viste sui social media, o in televisione.
E quindi non so, e non mi importa, se lo iato di Angelina Mango dopo l’ESC è radicato nel burnout, in altri problemi fisici, o semplicemente nella volontà di vivere una vita più normale, da studentessa universitaria. Provando in prima persona quelle emozioni di cui spesso ha scritto, e che fino ad allora aveva visto solo da un palcoscenico.
Credo però sia necessario riflettere su come i talent show, e in particolare Amici, abbiano un impatto devastante sulla salute mentale di chi vi partecipa.
Amici basa il suo successo su un concetto abbastanza semplice. Prendi un cantante. Fa in modo che l’audience del programma sviluppi un attaccamento morboso nei confronti di tale cantante. Batti il ferro finché è caldo sfruttando questa psicosi collettiva, facendolo partecipare a festival, rassegne e organizzando tour, ché tanto l’esercito di fedelissimi è pronto a intraprendere battaglie campali per difenderlo. E infine richiama e converti l’audience, ché è partita la nuova edizione e ci sono nuovi idoli da sostenere. I vecchi, se la caveranno da soli. Speriamo.
In tutto questo, le canzoni sono un contorno. Qualunque cosa il cantante proponga, andrà benissimo. Non è quello il punto. Angelina Mango, durante Amici, e poi durante Sanremo, si è trovata a dover fare i conti con una fanbase centuplicata. E sicuramente meno sofisticata di quella con cui fino ad allora aveva avuto a che fare. Meno interessata alla musica, alle canzoni. E più a tutto il resto. Alle interviste, alle storie su Instagram, a confrontare Angelina con le altre artiste donne uscite da un talent. Che per molti, “artista donna uscita da un talent” è un genere musicale.

E allora, Angelina Mango ha deciso di viversi la sua vita per un po’ a modo suo, e di ripartire all’improvviso facendo parlare solo le canzoni.
Caramé è stato pubblicato tutto in una volta, senza singoli o preamboli. Senza promozione, senza interviste e senza dichiarazioni. 15 canzoni + 1 in cui si è cimentata come autrice e produttrice. Brani scritti, arrangiati e rilasciati in poco tempo. Che a tratti sembrano quasi delle demo un po’ più curate. Come se Angelina avesse scelto di estraniarsi dalla cura del dettaglio maniacale di certe release, e di confezionare un disco che fosse più una compilation di tracce pensate e scritte di getto. Con un lavoro sulla produzione svolto quasi più per diletto personale che per un fine specifico. Quello che ne esce, è un racconto diretto, tagliente, disinibito. L’opportunità di entrare nella testa di Angelina Mango, che svela i pensieri dell’ultimo anno e mezzo di vita. Pensieri che, come ricorda lei stessa nel pezzo di apertura 7up, non sono quelli di una star, ma di una matricola a vita.
«Sono il sipario del mio labirinto, forse è la fine del primo atto»
Il verso cardine del disco è contenuto in velo sugli occhi, brano che è stato scelto come singolo per le rotazioni radiofoniche. Senza voler cercare a tutti i costi un fil rouge in un disco che non è certamente un concept album, ci sono però degli elementi che ricorrono. In quest’album, Angelina fa pace con la scomparsa del padre. Chiude un cerchio che era iniziato da Formica, uno dei primi singoli, in cui si autodefiniva orfana reale, e che era passato per la cover di La rondine proposta a Sanremo. Dieci anni dopo ti lascio andare – canta Angelina in ci siamo persi la fine, lettera a suo padre sul tempo che insieme non hanno vissuto.

In questo secondo atto, Angelina Mango è più leggera.
Più real, più young, una bambina con troppe storie da raccontare. Innamorata della vita che va presa a morsi. Una ragazza qualunque che non è trendsetter, ma a cui piace giocare a tressette. Salvata da un’amicizia strettissima con Henna, a cui è dedicato il brano mylove, e a cui Angelina lascia perfino spazio solista nel brano finale, scritto e cantato da Henna (con Filippo Mango). La presenza di Angelina Mango nel disco non è certo solipsistica. Oltre a Henna, c’è Madame in duetto in ioeio. C’è Calcutta, che ha scritto aiaiai. E ci sono produttori come il fratello Filippo o Antonio Cirigliano.
Soprattutto, in caramé, Angelina Mango appare molto a fuoco dal punto di vista dell’identità. Paradossalmente, perché non è un disco pensato e strutturato come un unicum. E forse il punto di forza è proprio qui. Perché la voce di Angelina Mango è talmente riconoscibile e tagliente, che è sufficiente per fare da filo conduttore. E le ballate al piano, i synth, i pezzi molto accentati, gli accenni quasi world music che erano presenti anche in Poké Melodrama, sono tutti uniti da un canto che è il protagonista assoluto. E che a volte volutamente esagera, a ribadire la presenza forte e voluta dell’artista.
A questo punto, viene da chiedersi chi ci sarà, nel secondo atto di Angelina Mango.
Caramé è uscito quasi due mesi fa. E l’interesse intorno all’album è già sceso. Perché sono arrivate altre canzoni, altri dischi, i nomi dei big in gara Sanremo. Altri stimoli e altre urgenze di cui parlare a tutti i costi. Angelina Mango ha rilasciato 16 canzoni da ascoltare, interiorizzare, riascoltare per vedere se le avevamo capite bene. Qualcosa a cui la fanbase tipica di Amici non è abituata, e che non ha tempo di fare, nel ciclico ed eterno rigenerarsi di nuovi idoli. Chissà se Marta Donà accetterà di fare un passo indietro, e magari scegliere di suonare questo disco, e la musica che verrà, nei club. O in altri luoghi più intimi, dove le uniche protagoniste possano essere le canzoni. Lontano da fanatismi superficiali. O se alla fine, toccherà batter cassa, e fare i palazzetti.
“NINA CANTA NEI TEATRI”
- 2 marzo 2026 – Napoli – Teatro Augusteo
- 4 marzo 2026 – Roma – Auditorium Conciliazione
- 7 marzo 2026 – Catania – Teatro Metropolitan
- 9 marzo 2026 – Palermo – Teatro Golden
- 12 marzo 2026 – Bari – Teatro Team
- 16 marzo 2026 – Torino – Teatro Colosseo
- 18 marzo 2026 – Bologna – Teatro EuropaAuditorium
- 21 marzo 2026 – Fermo – Teatro dell’Aquila
- 24 marzo 2026 – Firenze – Teatro Verdi
- 27 marzo 2026 – Milano – Teatro Lirico Giorgio Gaber
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