Sono pochi gli artisti capaci di non lasciarsi ingannare dalla falsa promessa dell’identità artistica. Quella sola, vera e unica vocazione in grado di definirti artisticamente. Michele Salvemini, in arte Caparezza, è sicuramente tra questi e con l’intero progetto “Orbit Orbit” ce lo conferma.
Da sempre il rapper-non-rapper si è distinto per la sua ricerca e sperimentazione musicale, che lo ha tenuto ben distante dalla stagnazione artistica, e che lo ha più o meno volontariamente allontanato dal rap, genere musicale che lo ha portato in auge.
Caparezza, però, non è mai stato un semplice rapper e nemmeno un semplice interprete. Le sue capacità autoriali, lo hanno da sempre contraddistinto e identificato.
“Orbit Orbit”, il suo ultimo lavoro, ci dimostra in primo luogo come la volontà creatrice dell’artista tenda sempre a travalicare i confini sia di un genere musicale sia, in questo caso, della musica stessa. Il disco in sé è composto da quattordici tracce nate, però, inizialmente come soundtrack di un omonimo fumetto, sceneggiato dal cantante e illustrato da 9 artisti diversi.

Il fumetto non funge da corollario del disco, o da strategia di vendita per un’edizione “deluxe” dell’album.
In questo caso è il vero e proprio cuore pulsante del progetto. L’arte nona, da sempre una delle più grandi passioni dell’artista, ha aiutato Caparezza a ritrovare un perché musicale, dopo la diagnosi dell’acufene nel 2015 e successivamente dell’ipoacusia, ovvero della graduale perdita dell’udito:
“A questo punto non capivo più perché stessi facendo musica. La musica era un modo per far entrare angoscia nella mia vita. […] Sono stato sempre un ascoltatore compulsivo di musica, quasi un consumista. Da quel momento ho cominciato ad avere altre priorità nella vita. Ho pensato, «sarà brutto perdere il suono della voce delle persone che amo». La musica a quel punto diventava veramente… messa in un angolo”. (Intervista al podcast Basement, 2025)
“Orbit Orbit” è un viaggio alla ricerca della libertà.
Dopo la prigionia di Prisoner 709 e la fuga di Exuvia, l’album fumetto racconta un viaggio doppio del protagonista: una parte di sé rimane sulla terra, mentre un’altra parte intraprende un’avventura nello spazio. Un luogo ignoto, buio, profondo un po’ come alcune parti dell’io, ma che ci permette allo stesso tempo di dare sfogo all’immaginazione, unica vera salvatrice:
“L’immaginazione, sai che sfugge ai bordi / Vitale che scioglie il cappio e che ricuce i polsi / Dammi due secondi e do alla luce mondi / Ho un potere da bambino, a me basta chiudere gli occhi e..” (Fluttuo, orbito – intro dell’album)

Le influenze elettroniche, synth e space rock caratterizzano il disco creando una sonorità che assume diversi ruoli all’interno dei vari brani.
Dance e sognante nei primi brani del disco, “Fluttuo, orbito”, “Il pianeta delle idee” e “Sono il viaggio”, diventa poi oscura e introspettiva nell’incontro con Darktar, antagonista del fumetto. Darktar è la personificazione dell’autocommiserazione, la più grande nemica dell’artisticità.
Centrali nell’album, sono anche i brani “A comic book saved my life” e “Come la musica elettronica”, punto di partenza e di arrivo dell’artista. Il primo è il racconto più tenero, quello di un giovane ragazzo folgorato dal mondo dei fumetti, arte che lo aiuta a superare le difficoltà della vita. Il secondo, è invece un inno all’invecchiare: un’accettazione totale della propria età e della vita vissuta, con l’invito a non rifugiarsi nella retromania ma a abbracciare il futuro.
Tra i brani a chiusura del disco troviamo “Pathosfera“, un’esortazione quanto mai attuale a non anestetizzarci alla tragicità che i media ci mostrano e “Perlificat” una traccia dall’arrangiamento orchestrale. Quest’ultimo è un brano colmo di speranza che esorta alla “perlificazione”, ovvero alla creazione della bellezza tramite la creatività.
“Orbit Orbit” passa quindi così dal buio profondo dello spazio, colmo di dolore, paura e sofferenza, all’apertura di un nuovo favorevole panorama. Il nono disco di Caparezza è proprio questo: una serena pacificazione con il percorso che chiamiamo vita.
Un concept album che è una novità per Caparezza, e che porta con sé tutta l’eccitazione delle prime volte, ma che allo stesso tempo risulta essere il più esplicitamente autobiografico e maturo dei suoi lavori. Tra riferimenti personali e parallelismi sul suo vissuto, il disco riesce ad intrecciare in modo accattivante, sperimentazione musicale e narrativa.

Caparezza torna in tour la prossima estate
- 26 giugno – Roma – Rock in Roma
- 27 giugno – Firenze – Florence Music Festival
- 04 luglio – Mantova – Mantova Summer Festival (Piazza Sordello)
- 07 luglio – Bologna – Sequoie Music Park
- 11 luglio – Collegno (TO) – Flowers Festival
- 12 luglio – Padova – Sherwood Festival
- 15 luglio – Milano – Parco della Musica di Milano
- 17 luglio – Servigliano (FM) – Nosound Fest
- 18 luglio – Francavilla (CH) – Shockwave Festival
- 24 luglio – Genova – Balena Festival
- 25 luglio – Cattolica (RN) – Arena della Regina
- 01 agosto – Campobasso – Area Eventi Nuovo Romagnoli
- 05 agosto – Lecce – Oversound Music Festival (Cave del Duca)
- 07 agosto – Catania – Sotto il Vulcano Fest (Villa Bellini)
- 08 agosto – Palermo – Dream Pop Festival (Velodromo)
- 12 agosto – Cinquale (MS) – Vibes Summer Festival
- 13 agosto – Brescia – Festa di Radio Onda d’Urto
- 16 agosto – Majano (UD) – Festival di Majano
- 22 agosto – Alghero (SS) – Alguer Summer Festival (Anfiteatro Ivan Graziani)
- 04 settembre – Bari – Oversound Music Festival (Fiera del Levante)
- 05 settembre – Caserta – Reggia di Caserta (Piazza Carlo di Borbone)
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