Nell’epoca più fast (e per convinzione di molti, più smart) della musica, è ancora possibile ascoltare e apprezzare un disco a mesi di distanza dalla sua pubblicazione? È la domanda che mi ha accompagnato mentre approcciavo Thruppi (Island Records/Universal Music Italia), joint album tutto partenopeo che amalgama Giovanni Truppi e Thru Collected, pubblicato un passo prima dell’estate, nel mese di giugno 2025.
“Siamo nati nella stessa città e siamo cresciuti negli stessi quartieri, anche se in anni diversi. Ci piacevamo da lontano, ci siamo conosciuti, ci siamo piaciuti pure da vicino, e abbiamo deciso di fare un disco tutti insieme.”
Giovanni Truppi & Thru Collected, Instagram
Parole all’apparenza semplici ma significative, scelte per introdurre le sette tracce che compongono l’elaborato complessivo. Quanto più la società ti spinge ad afferrare tutto del presente fino a scarnificarlo, rallentare e connettere tempi diversi di uno stesso luogo geografico può diventare quasi un atto di resistenza.
Di sicuro è qualcosa controcorrente, che può anche spiazzare chi si appresta ad ascoltare, ma poi cliccando sul tasto play scorre tutto con quella naturalezza che è elemento distintivo dei progetti validi, quelli realizzati con idee lucide e voglia di condividere qualcosa di sensato. Evidenze che confermano come una certa sensibilità d’ascolto sia indipendente dall’età anagrafica, dagli stili espressivi e dalle tendenze del music business.

Singolarità e moltitudini di Thruppi
Giovanni Truppi è uno, ben noto per le sue caratteristiche cantautoriali; i ThruCo ne sono tanti e spesso imprevedibili. Forse la cosa che riescono a fare con maggiore precisione è indicare i credits su ogni brano (tanto nelle loro precedenti pubblicazioni quanto in questa); per il resto, è tutto una grande incognita perché non sai mai che piega può prendere una canzone.
È un caos controllato, nel quale Truppi riesce a inserirsi in modo agile e col giusto senso della misura, aggiungendo il suo contributo in un discorso che si sviluppa sempre per sottrazione.
Perché le caratteristiche pop di un brano vengono messe profondamente in discussione, e non si tratta solo di ragionare su come deve essere agganciato un ritornello; in ogni capitolo della tracklist il cantato si miscela allo spoken word, momenti corali sono alternati a squarci di intima fragilità, l’analogico raggiunge la temperatura per fondersi con tensioni digitali sature di effetti.
Sullo sfondo c’è Napoli e il napoletano, uno spazio dove crescere che diventa cultura da custodire e diffondere, attraverso le parole scelte nei testi, l’incedere da filastrocca che torna in molteplici occasioni durante l’ascolto e i giochi testuali che un po’ se ne fregano delle regole, ma funzionano bene (come “i nostri sangui si uniscono” di Buianotte).

Molto di più del “solito” disco urgente
Definire un disco urgente sembra quasi un passaggio obbligato, mentre Thruppi dimostra di essere un disco volenteroso. Nasce da una decisione libera da interessi esterni, ed è maturato grazie al lavoro di persone che avevano sicuramente una certa sintonia già in partenza. Di certo non è roba che basta, e bisogna sempre migliorare tutto attraverso le ore in studio di registrazione. Questa esperienza creativa regala alle persone dei brani densi, stratificati al punto che bisogna concedere tempo ed energie per cercare di arrivare alle pulsioni più forti, quelle che spingono musica e testi.
Oltre tutto questo, Thruppi risponde alla domanda posta in apertura: mesi dopo la sua diffusione, suona autunnale e si accomoda bene perfino in una giornata da allerta meteo. Ottimo per chi il 2025 (o anche qualche altro anno) se lo vive manipolando il presente su fasi diverse.
Che noia se tutta la musica contemplasse solo il qui ed ora.
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