Un nuovo album, tre date in Brasile, una data a Molfetta e Bologna e una data speciale all’Alcatraz di Milano il prossimo 22 gennaio. I Selton sono tornati con Gringo Vol. 2. Un disco che risuona dell’antico fascino sudamericano tipico della band, ma anche di accenti sperimentali, sfumature contrastanti. È un vermouth dopo il lavoro, un libro che vi è piaciuto tanto, ma è anche stupore, una lettera sbiadita in una bottiglia di vetro ritrovata.
Gringo vol.2 è un ritorno al passato per capire il futuro. È memoria, contraddizione e voglia di evadere dal quotidiano. Dopo aver aperto il cammino con Gringo Vol.1 (2024), si prosegue fino all’arrivo. Durante questo secondo percorso a far compagnia alla band ci sono Giulia Mei, Emma Nolde, Gaia, Francesco Bianconi e Rachele Bastreghi che con le loro voci e timbri aggiungono colori al progetto.
Quello dei Selton è un lavoro artigianale, una ricerca continua, sperimentazione e innovazione. Abbiamo fatto quattro chiacchiere e anche se preferiscono i Blur agli Oasis, Gringo Vol.2 rimarrà uno dei progetti più interessanti del 2025.

“Gringo vol. 2”. Tre aggettivi per descrivere il progetto
Rosa. Estremo. Opposto.
Avete collaborato di nuovo con Ricky Damian, non un nome qualunque insomma. Oltre a sapere com’è stato collaborare con il producer, com’è stato anche registrare nello Studio 13 di Damon Albarn?
L’incontro con Ricky è stato centrale per noi durante tutto il processo di GRINGO. Era da un po’ che cercavamo un nuovo partner che potesse capire i nostri bisogni, il nostro momento di band. Un giorno abbiamo deciso di girargli i provini per chiedere un parere, e lui si è totalmente innamorato dei pezzi. Quindi ci ha invitato ad andare su a Londra – nello studio di Damon – a fare una prova per vedere come ci saremmo trovati, se avremo lavorato bene insieme. Abbiamo portato un pezzo che avevamo appena scritto (Calma Cara), proprio nell’ottica di lavorare a qualcosa di totalmente nuovo e vedere cosa veniva fuori. L’intesa è stata immediata, e lì abbiamo capito subito che era con lui che dovevamo fare questo disco.
Anche lo studio di Damon Albarn ha giocato un ruolo fondamentale, non solo nel sound, ma anche nel processo creativo dell’album. Lo Studio 13 – prima di essere aperto al pubblico – era lo studio personale di Damon, quindi lì dentro abbiamo avuto accesso a tutta la sua ricerca sonora di anni e anni, tra strumenti esotici, tastierine giocattolo, sintetizzatori di tutti i tipi, chitarre, pedali strani e qualsiasi altra cosa uno si possa immaginare. Tutto questo in un ambiente veramente rilassato e stimolante allo stesso tempo. Fare questo disco in un posto così, insieme a Ricky (che ormai conosce lo studio meglio di casa sua) ha sicuramente determinato tanto sul sound del disco.
Okay domanda un po’ off topic, ma legata alla precedente: Oasis o Blur?
In Brasile quando eravamo ragazzini gli Oasis erano molto più forti, non solo come presenza nei media, ma proprio come popolarità. Però personalmente (Ramiro speaking) mi sono sempre stati molto antipatici. All’epoca ero nel mio periodo beatlemaniaco, e tutta quella loro arroganza mi dava tanto fastidio. Qualche anno dopo, quando ho scoperto Damon Albarn e i Blur, Gorillaz ecc, ho capito che esisteva un altro modo di fare rock e di essere cool negli anni 90. Essere fighi senza dover per forza essere stronzi, questa cosa per me batte tutto.

Sarò sincera: ho chiesto a ChatGpt il significato della parola Gringo e in soldoni mi ha detto straniero. In questi anni ci avete regalato brani diversi e sempre nuovi per noi. Insomma, un po’ di avanguardia in una scena tutta uguale. Vi è mai capitato che qualcuno vi abbia fatto sentire “stranieri” in senso negativo?
Si. Credo che qualsiasi persona provi ad andare in un altro paese per farsi una vita da capo lo possa confermare. Spesso non sono cose concrete, dichiarate, ma sottili, nascoste tra le righe. Soprattutto all’inizio quando magari non padroneggi ancora bene la lingua e non sei ancora inserito un minimo nella cultura, questa cosa si fa un po’ più presente. Poi qui c’è da aggiungere che noi ci siamo ritrovati in questa situazione da privilegiati. Siamo andati via dal Brasile per scelta, perché avevamo in qualche modo le condizioni per farlo.
Invece la maggior parte delle persone di solito migra per necessità, e lì la situazione è ancora più dura e ostile. La verità però è che l’umanità è sempre stata in movimento, dall’alba dei tempi. Solo che purtroppo tendiamo ad avere una memoria troppo corta, e una coscienza selettiva. Speriamo che questa cosa cambi prima o poi, e che smettiamo di avere paura del diverso.
Gringo rifiuta vincoli e giudizi, come la scelta dei colori della cover dell’album: rosa per il vol. 2 e verde per il vol. 1, il precedente. Evocano libertà, creativa e originalità, tre elementi sempre presenti nella vostra musica. Quanto contano i numeri per voi? E soprattutto oggigiorno, contano davvero come una volta?
Purtroppo viviamo in un mondo che è tanto guidato dai numeri. Il nostro tentativo però è quello di continuare a fare musica come piace a noi, senza tenere in considerazione questo aspetto. Prima di entrare in studio a registrare questo disco ci siamo tanto interrogati tra di noi, su cosa avessimo ancora da dare e da dire dopo tutti questi anni. È una vera sfida mantenersi rilevanti dopo 20 anni di band, non è per niente una cosa scontata.
Dopo un bel po’ di chiacchiere e di riflessioni a riguardo siamo arrivati alla conclusione che l’unico modo per continuare a fare questo mestiere era quello di coltivare la nostra verità, la nostra urgenza. Per quanto possa sembrare una cosa banale, non lo è. Siamo costantemente bombardati da aspettative, paragoni, classifiche, numeri, e decidere di fregarsene di tutto ciò non è una scelta facile. Ma per noi è stato come ritrovare la nostra fiamma, quella scintilla che ci ha fatto innamorare di questo sogno, e a continuare a credere in noi stessi durante tutti questi anni.
Una volta uscita quest’intervista avrete fatto delle tappe in Brasile. Come sono i Selton in Brasile?
Per noi suonare in Brasile è sempre una sensazione particolare. Da una parte ci sentiamo a casa; dall’altra però la Casa dei Selton non è mai stata il Brasile, ma Barcellona all’inizio, finché Milano poi non è diventata il posto dove ormai abbiamo costruito le nostre radici. Quindi per noi tornare a suonare lì, con tutto il bagaglio che abbiamo acquisito lungo gli anni – i nostri esperimenti, il nostro strano modo di comunicare in tante lingue diverse – è sempre un’incognita, non sappiamo mai cosa aspettarci. Soprattutto a questo giro, in cui era da tanto che non tornavamo. La sorpresa però è stata super positiva, abbiamo trovato i concerti sempre pieni, con la gente che cantava tutti i pezzi nuovi, compresi quelli in italiano.
“Tudo Bem” con Gaia è un brano che racconta di un temporale in spiaggia. Un nodo in gola mentre si prova a sorridere. Mi fa pensare alla situazione che stiamo vivendo nel mondo e in Italia, politicamente e umanamente parlando, e che in precedenza ha vissuto il Brasile prima dell’arrivo di Lula. Come lo state vivendo questo periodo storico? Gli artisti potrebbero sensibilizzare di più?
Noi crediamo che l’arte, come la musica, ha sempre avuto un ruolo fondamentale nel modo di affrontare il mondo. In un periodo storico così difficile, in cui siamo costantemente esposti a tutti i tipi di informazioni (vere o non), la musica rimane un mezzo potente per mandare dei messaggi, siano essi di critica, di riflessione, ma anche a volte di semplice benessere o sollievo. Se in qualche modo la nostra musica riesce a trasmettere qualcosa del genere alle persone, per noi il nostro lavoro è fatto.
Ho apprezzato il fatto che la maggior parte dei vostri feauturing siano in collaborazione con donne. Scelta non scontata, soprattutto perché avete scelto delle grandi musiciste.
In verità non è stato pensato, è successo naturalmente. Siamo molto contenti anche noi, perché abbiamo la sensazione che ognuna di loro aveva veramente un senso dentro i pezzi dove ci hanno messo mano. Siamo davvero felici di vedere che ultimamente sono tante le artiste donne che stanno spuntando nel mondo della musica (e non solo). Per tanto tempo hanno avuto molto meno spazio, quindi ci sembra più che giusto che ora la loro voce si faccia sentire.
Qualche spoiler per la grande festa all’Alcatraz (Milano) del 22 gennaio 2026?
Stiamo preparando un concerto davvero speciale. Tra i pezzi del volume 1 e 2, e tutto il repertorio che di solito portiamo dal vivo, questo sarà un concerto davvero power. Non possiamo spoilerare più di tanto, siamo scaramantici. Vi aspettiamo!
Una canzone che avreste voluto scrivere voi?
El fin y el medio di Jorge Drexler
GRINGO winter tour
- 20/12 ROMA – Largo Venue *FREE ENTRY*
- 22/01 MILANO – Alcatraz
- 24/01 MOLFETTA (BA) – Eremo club
- 25/01 BOLOGNA – Locomotiv club
Abbiamo parlato di Grigno Vol.1 qui.
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