Marta Del Grandi possiede un alfabeto musicale che le permette ogni volta di scegliere le sonorità e le parole che meglio la rappresentano in un dato momento. Possedere così profondamente questo alfabeto non è cosa da poco, soprattutto se usato al massimo delle sue possibilità. In questo modo diventa uno strumento unico per raccontare la propria essenza umana e musicale.
Se a questo poi associamo il suo talento e la lezione più profonda del linguaggio jazz che Marta ha fatto sua, vale a dire la grande libertà stilistica e di messaggio, ci troviamo di fronte un’eccellenza artistica di questi anni, che continua nei suoi dischi a esplorare e mescolare generi musicali senza nessuna forzatura.

Dream Life, il suo ultimo disco uscito lo scorso 30 gennaio, è senza dubbio tra le migliori release di questo 2026
Questo lavoro contiene ed esprime un percorso che continua a misurarsi con cornici internazionali non solo per la scelta della lingua inglese ma per la scelta delle sonorità espresse.
Il lato onirico presente in questo disco è un punto di partenza per trovare poi dei solidi ancoraggi alla realtà. If nothing is real canta nella title track, forse a echeggiare quel notissimo Nothing is real che apriva le porte sul Lennon psichedelico. Quella psichedelia leggera che fa da cuscinetto tra sogno e realtà, diventa un limbo creativo in cui, anche per Marta Del Grandi, si nasconde un sottile passaggio, una porta segreta tra due mondi allo stesso modo narrati.
Conoscere un po’ della sua biografia ci aiuta a comprendere anche l’attitudine alla ricerca.
Infatti Marta Del Grandi, sebbene ancora giovane, ha viaggiato e vissuto in vari posti nel mondo. Ha lasciato ben presto Milano per stabilirsi negli anni in Irlanda, in Cina, in Belgio e in Nepal. Soprattutto con questi ultimi due posti ha costruito un rapporto molto stretto e fecondo.
Questo continuo guardare avanti si riflette nel permanente movimento della sua musica in costante evoluzione e sperimentazione. Senza legarsi troppo a quello già fatto, assorbe il passato per trasformarlo.
E così i primi due lavori, Until we Fossilize del 2021, concepito in solitaria in pieno covid, e Selva del 2023 (finalista al Premio Tenco), nato invece in studio con una vera e propria squadra di musicisti, hanno la forza e il merito di essere due ottimi lavori che si reggono sulle loro gambe ma che rappresentano anche esperienze decisive per giungere a un album come Dream Life, che in qualche modo ne somma lo spirito e la sapienza più che le sonorità.
Tutti questi elementi ci tornano utilissimi per entrare completamente nella tracklist di “Dream Life” e comprenderne tutte le sfumature, i cambi di ritmo e di atmosfera, oltre la profondità dei testi, talvolta vestiti di ironia e leggerezza pop-rock, che non ne scalfiscono lo spessore.
Un brano come Antarctica, per esempio, è paradigmatico dello spirito della musicista milanese perché cambia continuamente faccia, contenendo più variazioni di generi musicali al suo interno. Le influenze folk restano trasversali in più parti del lavoro, emergendo maggiormente in Shoe Shaped Cloud e Dream Life. L’elettronica affiora soprattutto in alcuni brani più sperimentali come lo strumentale Gold Mine, e in modo più delicato in 20 Days of Summer.
In Some Days si rinsalda il legame della musicista lombarda con il suo vissuto in Belgio. Il brano è a due voci con la bravissima Fenne Kuppens, voce e volto della band belga Whispering Sons. Il disco si apre con You Could Perhaps, che chiarisce subito la qualità alta a cui si va incontro scorrendo la tracklist, senza mai abbassare il livello.
Si chiude con la raffinatezza della bellissima progressione sonora di Oh My Father, che conferma che si possano ancora fare dischi importanti e belli mantenendo alta la media fino a toccare picchi altissimi come dimostra Alpha Centauri, pezzo posizionato proprio nel cuore della scaletta.

Nei ripetuti ascolti si ha la netta sensazione di ascoltare un’affermata musicista internazionale.
E dunque se a sei mesi dall’uscita di Dream Life siamo ancora qui a parlarne è anche perché Marta Del Grandi sta vincendo delle sfide dall’esito non scontato. Per esempio l’uso dell’inglese, che spesso in Italia viene visto come un fatto di nicchia, diventa invece la cosa più naturale per lei nel momento in cui si pensa parte di confini più vasti di quelli nazionali.
Altro aspetto decisivo è il non essere ossessionata dagli streaming, non subire anche inconsciamente in fase di produzione, l’attrazione delle visualizzazioni. Questo permette una ricerca ancora più libera e non legata alle mode del momento, rapportandosi dunque con tempi differenti per la diffusione e la fruizione del disco, che in questo modo potrebbe durare nel tempo ancora meglio.
Questa libertà di sperimentare maggiormente e avere un orizzonte sempre più internazionale come risultato, accomuna Marta Del Grandi a una nuova generazione di artiste che vede senz’altro Daniela Pes tra le più interessanti ma che conta anche nomi come Birth, Any Other, Emma Nolde, Lamante, Giorgieness e tante altre che stanno arrivando.
Dream Life è un disco che dura e noi continuiamo a tenerlo nelle cuffie e nelle playlist, oltre che a parlarne, sempre più consapevoli che Marta Del Grandi è ormai una lucente e solida certezza.
Le prossime date del Tour di Marta Del Grandi
- 29.07 Milano – Castello Sforzesco w/ Patti Smith
- 06.08 Haldern (DE) – Haldern Pop Festival
- 08.08 Carbonia (SU) – Summer is Mine Festival
- 09.08 Bagheria (PA) – Animaphix Film Festival
- 22.08 Castello dell’Acqua (SO) – Perestrojka Fest
- 20.09 Roma – Romaeuropa Festival
- 26.09 Gabicce (PU) – This Must Be the Fest
- 07.10 Bern (CH) – ISC Club
- 08.10 Shorndorf (DE) – Club Manufaktur
- 09.10 Nürnberg (DE) – Nürnberg Pop Festival
- 10.10 Parma – Fragile Festival
No Comment! Be the first one.