Gatti, cuori infranti e il tempo, che corre via. Il nuovo disco degli Zen Circus – Il Male, uscito per Carosello Records – mescola questi tre elementi con la sapienza dei vent’anni diventati quaranta, “volati mentre sussurravo al vento È solo un momento“. Eppure, con questo loro ultimo lavoro, Appino, Karim e Ufo sembrano compiere quasi un viaggio a ritroso. E trovano di nuovo, fra le rughe del loro tempo, le sonorità sporche e graffianti dei primi album. Note che certo suonano meno leggere e confuse, più appesantite e plastiche, ma mai retoriche.
Da questi suoni riemersi, la riflessione portata avanti nei testi è forse l’unica possibile, per il senso che custodisce e per l’estrema anti-banalità che riveste.
Ebbene sì: nonostante il titolo di un celebre saggio di Hannah Arendt ci suggerisca il contrario, il male non è mai banale. Perché, banali, non lo siamo noi, che lo incarniamo senza mai tematizzarlo. Lo nascondiamo nei nostri discorsi, fra i nostri pensieri, dentro le ipotesi che realizziamo e in quelle che abortiamo. Il male non è qualcosa contro cui combattere ma un elemento con cui ci ritroviamo quotidianamente a convivere.
Recentemente, a ricordarci la nostra capacità di attuarlo e perpetrarlo, ci ha pensato una bellissima serie tv firmata Valeria Golino, a sua volta ispirata al capolavoro letterario di Goliarda Sapienza, L’arte della gioia. Tema del libro e del film, premiato anche agli scorsi David di Donatello, è proprio l’istinto crudele che ci porta a voler emergere e sopravvivere. Anche a scapito degli altri, a scapito della loro stessa sopravvivenza. La protagonista lo sa, lo capisce e ne percepisce il gusto paradossalmente dolcissimo fra le pieghe del proprio vivere, senza vergognarsene.

Ecco, forse un altro elemento che dal nuovo disco degli Zen risalta prepotente è l’assenza di vergogna.
Se il male è il grande rimosso collettivo che attribuiamo agli altri prima che a noi stessi, parlarne apertamente, senza fronzoli e accettando in modo attivo la nostra colpevolezza rende il discorso più autentico, la musica maggiormente impastata alla vita e il nostro stato d’animo – a fine ascolto – decisamente turbato. Ma più consapevole.
Il primo vero Male di cui siamo a volte complici, altre colpevoli e spesso spettatori è quello legato a stretto giro con il bene forse più grande, l’amore. Tanto l’amore è un bene quanto è un male perderlo, o privarne chi abbandoniamo. Ci ritroviamo a consolarci raccontandoci bugie illusorie, come il fatto che qualche ricordo lasciato alla rinfusa dentro una stanza sia Meglio di niente. Una canzone, questa, letteralmente sognata da Appino, allo stesso modo in cui Paul McCartney, nel 1965, sognò Yesterday. Anche in quel caso si parlava di un amore finito, di una voglia spasmodica di tornare a ieri, dove l’inconsapevolezza di ciò che sarebbe accaduto rendeva più quieto il vivere.
Ma il tempo non ci aspetta e non ingrana la retro. Anzi, corre. Ed è un male sia cercare di trattenerlo sia rimpiangerlo, una volta che lo si è perso.
Non è chiaro, in verità, se il tempo corra in avanti oppure in cerchi concentrici, investendo in un loop, con il morbo dell’età che avanza, anche i giovani di oggi. Giovani che si credono tanto immuni da questa malattia inguaribile da permettersi di chiamare “signore” qualcuno da cui soltanto pochi decenni di vita trascorsa li separa. “Giovane io ti odio perché mi ricordi che l’umanità proseguirà. Senza di me” canta Appino in Vecchie troie. Un odio sincero, un altro Male necessario.

A smorzare in un certo senso, ma forse solo apparentemente, la gravità del tema ci pensano i gatti.
Come quelli di Miao, alcuni di razza, spaparanzati sul divano a guardare fuori dalla finestra, e altri randagi, costretti a vivere nel mondo esterno che i primi si limitano ad osservare. La genesi della canzone parte in realtà dall’ormai lontano 2016, quando Appino e un’amica diedero il via ad un vero e proprio scambio di lettere a sua volta capace di dare vita ad Ilenia, canzone contenuta nell’album La terza guerra mondiale. Ora che alla soglia, se non alle prime battute, della terza guerra mondiale ci siamo già, i due riprendono il filo delle loro storie e del loro dialogo, aggiornandosi – come vecchi amici – sulla vita che li abita e circonda.
E se nel 2016 Ilenia rappresentava la ribellione insoddisfatta di una generazione incapace di essere trasformativa, i gatti di razza descritti in Miao sono tanto soddisfatti quanto sottomessi al proprio status quo, mentre sul finire della canzone aspettano sia qualcun altro a prendere in mano la situazione al loro posto.
Eccolo il terzo Male del mondo, di cui il gatto è emblema evidente: la passività.

L’azione ribelle fintanto che la comodità non prende il sopravvento, trasformandola nell’inazione più conformista. Almeno finché conviene. E se il male politico e sociale partorito nel Novecento è destinato a proseguire anche fra Un milione di anni, soltanto l’Adesso e qui diventa fondamentale per poter “scappare da tutto questo”. Si tratta, non a caso, della canzone più potente del disco. Un brano incentrato sulla capacità di ricomporre il puzzle della propria anima, quando tutto sembra cadere a pezzi. Ma che riguarda però anche tutte le parole dette e ripetute, da noi e dagli altri, per poter sopravvivere alle contraddizioni dell’esistenza. Parole che non servono a nulla, se non a nascondere la verità più importante. Il fatto, cioè, che di questa esistenza, e delle sue contraddizioni, nessuno capirà mai niente.
Ci resta allora la musica.
Quelle canzoni alla radio che il Male lo raccontano e che, proprio in forza di questo, sono esse stesse il Male. Brani da ascoltare, amare, cantare, ballare. Un’urgenza espressiva che da sempre caratterizza gli Zen Circus. E che in questo loro tredicesimo album in studio trova rediviva linfa, un nuovo – difficilissimo – tema e il desiderio, insieme alla necessità, di non nascondersi. Mai.
Il tour degli Zen Circus
- 28 Novembre – Hall – PADOVA
- 03 Dicembre – Alcatraz – MILANO
- 04 Dicembre – OGR – TORINO
- 05 Dicembre – Teatro Cartiere Carrara – FIRENZE
- 11 Dicembre – Atlantico – ROMA
- 12 Dicembre – Estragon – BOLOGNA
- 26 Dicembre – Eremo – Molfetta (BA)
- 27 Dicembre – Mamamia – Senigallia (AN)
- 28 Dicembre – Duel Club – Pozzuoli (NA)
- 29 Dicembre – Urban – PERUGIA
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