Ascoltare musica alla soglia dei trent’anni è un’esperienza simbolica per me. Così, quando ho ascoltato Teatro di Marianne Mirage, uscito il 17 gennaio 2025, mi sono sentita vista in quel groviglio incastrato di fili senza una via d’uscita che è il mio cuore negli ultimi mesi.
Con Teatro, Marianne Mirage arriva dritta al cuore e non solo per la sua voce armoniosa, decisa e passionale. Arriva al cuore nel senso che attraversa tutte le emozioni che un corpo e una mente può indagare, vivere, immaginare per culminare verso il cuore. Questo album, così simbolico e evocativo, suona quasi come un lasciapassare per emozionarsi senza vergogna.
Marianne Mirage non fa una cosa così nuova – parlare di vissuti ed emozioni – ma riesce a farlo in maniera distintiva. Non è un disco in cui si raccontano delle emozioni. In Teatro si crea un universo di senso capace di funzionare come specchio per quello che sentiamo dentro. Si muove su sonorità avvolgenti, che ammaliano: ha più di tutto la capacità di esplorare i sentimenti senza banalità.

Dentro Teatro di Marianne Mirage, la messa in scena è la vita
Un album come questo, intenso, mette in fila tutte le emozioni che possono muovere la nostra vita. La nota più delicata è il binomio tra voce e testi. La voce che rimanda al mondo anni ’70: piccolo palco e un faro puntato sull’artista, mentre si sciolgono tra le parole, quelle difficili, emozioni che non riusciamo a raccontare.
Marianne Mirage apre un vero e proprio sipario. Con un continuo rimando simbolico canta la vita, canta l’essere umano che inciampa, sente e continuamente ci riprova. Canta tutte le esperienze e gli scenari personali che sono, al contempo, universali.
C’è spazio per la meraviglia e la condivisione
Ogni brano ci aiuta a sentire meno la solitudine, mentre ci ricordiamo che anche la più dura sensazione che proviamo o le lacrime che stanno arrivando, un’altra persona al mondo potrà capirle.
Si rivela la potenza delle parole che riescono ad aprire universi nuovi, che sia per parlare di fede, coraggio o il bisogno di non perdere la speranza.
Teatro è un esempio di scrittura che placa, racconta e aiuta. In ogni parte di questo lavoro c’è una corda, una parola o una nota posate con calma ma anche decisione affinché possano risuonare nel cuore di qualcuna.
Ma di tutto questo album, una perla ben visibile vale la pena di essere raccontata a sé: Iride. È uno dei brani più potenti ascoltati negli ultimi anni. Marianne Mirage parte dal fatto che in Mesopotamia, 2600 anni fa, si osservava come mutava il colore degli occhi,
Perché si sosteneva che ciò che succedeva nel cosmo fosse ben visibile nel corpo.
Da qui un testo pieno di simbolismi e metafore mai stancanti, per ricordarci che un mondo può nascondersi nell’iride di una persona.
Alla soglia dei trent’anni questo album si rivela un viaggio instancabile che vuoi ripercorrere più e più volte, per non sentirti sola, per non sentirti persa. Perché, tra tutto ciò che attorno cambia, è la musica che resta come memoria indelebile per tutto quello che il nostro cuore prova.
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