È quel periodo dell’anno. Fra chi ancora parte (pochi) e chi invece è sulla via del ritorno (molti), il più abusato espediente giornalistico per prendere di nuovo parlare di dischi è tirare fuori quelli per il rientro; le pubblicazioni che, teoricamente, sono passate più sottotraccia nei mesi scorsi e ora diventano da riscoprire, per accompagnarci nei ranghi ordinari della routine. Alcune di queste release, però, arrivano travolgono come un treno in corsa. È il caso di “FANTA SBOCCO” dei Laguna Bollente.
Il duo è tornato dopo cinque anni. Forse i Laguna Bollente non sono mai andati via, ma intanto era dal 2020 che non vedeva la luce loro materiale inedito. Nel mese di maggio, la prima collaborazione con la label Dischi Sotterranei ha portato a “FANTA SBOCCO”, long play distribuito in due tranche, lato A e un lato B inizialmente solo su YouTube.
Avevano fatto già un bel po’ di rumore Dunia Maccagni e Elia Fabbro (le menti creative che animano il progetto bollente) in quel 2020 caratterizzato dal virus cinese, così definito in una loro canzone. “DISCOCESSO“ e “NORD SUD OVEST SERT“, nel giro di sei mesi, aprirono breccia in una nicchia attenta; tutto grazie a quel senso di immediatezza, di musica buttata fuori senza troppe pretese e perfezionamenti, post-punk e Do It Yourself nell’attitudine e per necessità di DPCM.

Un lungo arrivederci
Poi, quasi un lustro di silenzio discografico e tante incognite. Quando non c’è una periodica presenza social (solo un gruppo Telegram per informare i fan, su quella stessa piattaforma dove arrivò un significativo endorsement di Niccolò Contessa) a sfamare la sete di curiosità, non sai cosa aspettarti in ogni ambito artistico. I Laguna Bollente sono così, rifiutano queste dinamiche promozionali da discografia moderna e fanno un po’ il cavolo che gli pare, senza porsi filtri, limiti alle distorsioni o censure alle parole.
Anche questo album si è diffuso motu proprio, deflagrando su Spotify forse nel momento storico più spinoso per la piattaforma che (in Italia) monopolizza di fatto gli stream. Dieci canzoni, tutte rigorosamente titolate in maiuscolo, che danno polpa a una tracklist ossessa, fatta di ritmi accelerati e dissonanze piene di spigoli.
Suoni e parolacce dei Laguna Bollente
Musicalmente, a dover compiere un forzoso esercizio di collocazione, abbiamo a che fare con alternative nel senso più squisito del termine. Tra punk e rock c’è gusto nel mantenersi criptici, nel costruire su singole frasi dei calembour linguistici brillanti, capaci di elevarsi dal lerciume e dal vissuto che viene evocato dal comparto musicale. La voce di Dunia (e in un singolo caso di Elia) rende, nel contesto, quella sensazione di sentirsi stralunati mentre si anima l’allucinazione di una piccola collettività, con un draghetto che aleggia sopra le teste.

Parole e parolacce, concetti sudici e destrutturati sono un affresco del presente senza illusioni; questa volta anche il turpiloquio (in questo episodio meglio “pettinato”) serve a ricordare quanto il brutto sia crudo e faccia parte del quotidiano. Nel frattempo, la provocazione scava in profondità fino ad arrivare al punto di elevarsi. L’immagine che torna alla mente è il “San Francesco tra i maiali” dei Baustelle, sicuramente gradita alla metà femminile dei Laguna e a chi porta avanti, quotidianamente, questo portale.
C’è vita (e musica) oltre le distribuzioni digitali. Lo chiede il paese e i Laguna Bollente ribadiscono come, lavorando insieme a chi condivide una determinata prospettiva, si possa fare a meno del singolo estivo, del biennio alternando concerti e studi di registrazione o del declinare un’idea sulle sonorità più affini al momento. L’unica cosa che ci auspichiamo è che non debbano passare altri cinque anni, per quanto (citando un noto slogan del Campari) l’attesa del piacere sia essa stessa il piacere.
Prossime date del tour
- 14/09 – TRENTO – Poplar Festival
- 27/09 – MILANO Piume Pesanti Festival
- 04/10 – LIVORNO – Fondazione Magazzini Generali 48 50
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